
Come funziona lo scarico dei fumi a parete?
Scarico Fumi a Parete per Caldaie a Condensazione: Normativa e Deroghe (D.Lgs. 102/2014)
Qual è la regola generale per lo scarico dei fumi delle caldaie domestiche?
Risposta Diretta: La regola aurea imposta dalla legislazione italiana (D.P.R. 412/1993, art. 5, comma 9 e successive modifiche) stabilisce che tutti i generatori di calore a gas devono scaricare i prodotti della combustione oltre il colmo della copertura dell’edificio (scarico a tetto), tramite camini, canne fumarie o sistemi intubati dedicati.
Sotto l’aspetto normativo e di sicurezza per la salute pubblica, l’espulsione dei fumi caldi in quota atmosferica favorisce la naturale rarefazione e dispersione di composti tossici residui (Monossido di Carbonio – CO e Ossidi di Azoto – NOx). Lo scarico a tetto protegge le volumetrie abitate e limita le interazioni termofluidodinamiche tra i gas esausti e le facciate degli stabili, per questo motivo l’immissione in parete costituisce a tutti gli effetti un’azione illegittima se non esplicitamente giustificata.
Tuttavia, specie nei centri storici o in contesti condominiali densamente edificati, la realizzazione ex novo di una canna fumaria verticale coibentata e incamiciata risalta spesso come un’impossibilità concreta, ponendo il cittadino in un impasse normativo dinanzi alla necessità urgente di sostituire la vecchia caldaia.
Quando è consentito lo scarico fumi a parete per la caldaia a condensazione in deroga?
Risposta Diretta: Il D.Lgs. 102/2014 ammette l’installazione in deroga dello scarico a parete solo adottando caldaie a condensazione ad altissima efficienza (Classe 6 NOx o superiore). Le deroghe si applicano a: sostituzione del preesistente scarico a facciata, impossibilità tecnica di andare a tetto asseverata da un professionista o edifici protetti da vincoli architettonici.
Per sbloccare il congelamento legislativo, il legislatore è intervenuto ampliando l’ombrello normativo delle eccezioni. Per scaricare legalmente a quota parete, senza subire accertamenti sanzionatori dall’ASL o dal Comune, bisogna ricadere all’interno di casistiche ben specifiche e perimetrate:
1. Sostituzione Diretta: Si rimpiazza un vecchio monoblocco autonomo (installato precedentemente all’agosto 2013) che già e storicamente espelleva in facciata, oppure nel caso di un distacco da una Canna Fumaria Collettiva Ramificata (CCR) dichiarata tecnicamente inidonea alle pressioni della spinta in condensazione.
2. Impossibilità Tecnica Asseverata: Interviene nei casi in cui raggiungere la copertura del tetto implichi alterare o bypassare porzioni inalienabili dell’edificio o spazi inaccessibili. L’impossibilità non è soggettiva: dev’essere attestata, timbrata e firmata attraverso la perizia di un progettista termotecnico abilitato iscritto all’albo.
3. Vincolistica Monumentale (D.Lgs. 42/2004): Sugli immobili storici tutelati dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali, dove l’installazione di una canna fumaria in acciaio a vista comprometterebbe gravemente il decoro architettonico. In questa circostanza si opta per un terminale di scarico il più possibile mimetizzato.
4. Sistemi Ibridi Nuovi: Se la caldaia a gas a condensazione è certificata di fabbrica per agire in “tandem” indivisibile come sistema ibrido insieme ad una pompa di calore (COP superiore a soglie di legge).
In tutte le circostanze sopraelencate, la condizione inderogabile e sine qua non per lo scarico a parete è che il generatore appena installato rientri rigorosamente nel coefficiente minimo di classe emissiva più ecologica presente sul mercato (Classe 6 NOx per il monossido di azoto), garantendo parametri ambientali di prim’ordine.
Quali distanze minime (UNI 7129-3) impone il terminale di scarico in facciata?
Risposta Diretta: L’installazione a parete non è libera. La norma civile UNI 7129 (Parte 3) mappa rigidamente le quote e i raggi sferici di rispetto del terminale terminale per l’evacuazione fumi. Sono stabilite misure millimetriche dai balconi sovrastanti, dai bordi delle finestre apribili limitrofe, e dai punti di presa per l’estrazione di aria in abitazioni terze.
La ratio legislativa della norma UNI 7129 rispecchia una prevenzione pragmatica: la condensa (spinta forzatamente dalla ventola nella camera stagna in Tipo C), fuoriuscendo orizzontalmente non deve invadere il patio dei vicini né rischiare di venire reintrodotta all’interno dei locali respirabili nei mesi invernali attraverso l’apertura a vasistas degli infissi.
Ad esempio, se il pennacchio geometrico dello scarico coassiale viene intercettato da un parapetto o dalla soletta di una gronda, il gas saturo di vapore non riuscirà a dissolversi nell’aria ma ristagnerà per induzione idrostatica, provocando odore corrosivo ed inestetismi della tempera murale causati dalla condensa acida sublimata sulle porosità del calcestruzzo.
Il rispetto di tali coordinate è responsabilità diretta dell’installatore (rilascio del DM 37/08) e in subordine dello stesso proprietario o amministratore.
Fonti e Approfondimenti: Leggi il D.Lgs. 102/2014 integrale su Normattiva.